Ipercomunicazione e sordità sociale

Il mondo attuale, da più parti definito come “la civiltà dell’ipercomunicazione”, in cui le forme comunicative sono rimbombanti, spesso piene di parole vuote e senza significato, è in continuo aumento la “sordità sociale”, soprattutto negli ambienti di lavoro.
E’ un silenzio assordante, doloroso, che ha lo stesso sapore di un’aggressione, che spaventa più di un urlo!
L’ambiente di lavoro è lo spazio in cui abitiamo più a lungo durante l’arco della nostra vita, 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana, e per circa 30 – 40 anni, la nostra vita si svolge fianco a fianco con altre Persone che non abbiamo scelto.
I rapporti lavorativi sono una porzione importante della convivenza quotidiana e vanno attenzionati perché possono innescare situazioni difficili da gestire, spesso le frustrazioni e le tensioni possono stratificarsi fino ad esserne sommersi.
I conflitti sono all’ordine del giorno e possono incidere in maniera violenta sui nostri stati d’animo, oltre che minare, soprattutto per alcuni, la propria autostima.
Discussioni più o meno animate, modi diversi di concepire le attività quotidiane, divergenze nella gestione delle mansioni, sono il pane quotidiano nelle interazioni lavorative e possono essere gestite con risultati positivi, se i rapporti interpersonali sono basati sull’accettazione e sul rispetto reciproco.
Se, viceversa, le questioni vengono utilizzate come pretesto per aggredire e per prevaricare l’altro, per mettere in cattiva luce il collega o il proprio collaboratore, allora si creano forti disagi; possono crearsi condizioni di “mobbing”.
Questa situazione è il segnale di un cattivo funzionamento dell’azienda, in cui si percepisce la tossicità di un clima relazionale insano, dove le parole diventano uno strumento di prevaricazione e di potere.
Non siamo più di fronte ad una divergenza di opinioni, ma ad uno stillicidio costante e continuato di aggressioni, come piccole punture di spillo che, reiterate nel tempo, portano conseguenze a volte irreversibili, non solo in chi le subisce; il mobbing, infatti, è un fenomeno sistemico, e come tale va affrontato.
In Italia, l’allerta mobbing  è in crescita; i dati sono preoccupanti. Lo conferma Aidp – Associazione Italiana per la Direzione del Personale – che attraverso un’indagine, svolta intervistando 600 dirigenti delle risorse umane, ha evidenziato che si tratta ormai di eventi non più sporadici, ma continuativi, e dato ancora più allarmante, avvengono in presenza di altri dipendenti, senza alcun pudore!
Certamente il biennio 2020 – 2022 ha avuto un ruolo importante nell’aumento delle cifre, perché il lavoro ha subito una profonda modificazione; si è deteriorato sia nei numeri che nella qualità.
Nel 1906, in tempi non sospetti, quando il Prof. Devoto, insieme alle Istituzioni civili e religiose della Milano di allora, fonda la Clinica del Lavoro; a chi gli domandava perché l’avesse chiamata del “Lavoro” e non dei “Lavoratori”, rispondeva che il malato era proprio IL LAVORO.
E’ passato più di un secolo, certamente molti ambienti di lavoro a cui faceva riferimento il Prof. Devoto, sono stati bonificati, ma gli indicatori di rischio malattia degli ambienti di lavoro di oggi, presentano problematiche diverse, ma ugualmente devastanti.
Volendo osservare anche il dato positivo, possiamo dire che è aumentata la consapevolezza dei lavoratori e delle lavoratrici rispetto ai propri diritti, che trovano la forza di denunciare e di portare alla luce un fenomeno strisciante dagli effetti drammatici.
Il mobbing infatti, è un fenomeno sistemico che non solo tocca la vita personale e professionale di chi lo subisce, ma ha riverberi anche nel sistema familiare, aziendale, e su tutta la collettività: vediamo come.
Le conseguenze per la Persona sono da ricercarsi nelle umiliazioni, le offese personali e l’isolamento sistematico che subisce, Il lavoro deprezzato, e spesso svuotato dei contenuti –
SINDROME DA SCRIVANIA VUOTA – abusi di visite fiscali, contestazioni disciplinari, negazione di ferie e permessi, trasferimenti imposti in sedi lontane, oltre ai costi per le spese mediche e le consulenze specialistiche, sia legali che terapeutiche.
L’isolamento dalla convivialità e dai rapporti affettivi o di impegno sociale – molto spesso la vittima di mobbing prova vergogna per il suo stato, allo stesso modo di una vittima di stalking – l’incapacità progettuale e la difficoltà a qualificarsi per altri lavori.
Le conseguenze per le aziende che lo esercitano o lo tollerano, sono da ricercarsi in un calo significativo della produttività nel breve periodo, un danno all’immagine e il peggioramento del clima interno nel lungo periodo.
Una forte demotivazione dei lavoratori con una riduzione della performance, anche dovuta alla perdita del senso di appartenenza all’azienda.
Aumentano i costi per le assenze e le sostituzioni dovute a malattia o ad infortuni sul lavoro, a cui si aggiungono i costi per la formazione di nuovi lavoratori a causa del turnover, le spese di partecipazione alle spese previdenziali e le spese legali per contenziosi giuridici. Proseguendo la nostra indagine, vediamo quali sono le conseguenze e i costi familiari e sociali.
Innanzitutto il disimpegno ed il disinteresse per i legami e le responsabilità familiari; chi subisce mobbing sviluppa molto spesso pensieri ossessivi che gli impediscono di volgere lo sguardo verso altro che non sia il malessere che sta vivendo.
Una diretta conseguenza di questo atteggiamento, spesso è il peggioramento delle prestazioni scolastiche dei figli, che vivono un clima familiare tossico, fatto di litigi, violenze e attacchi d’ira.
I problemi coniugali possono sfociare in separazioni dolorose e a volte violente, perché la Famiglia è essa stessa un Sistema che si protegge, isolando inconsapevolmente il proprio familiare; il cosiddetto DOPPIO MOBBING.
Anche il Servizio Sanitario Nazionale subisce costi importanti perché aumentano le spese per le indagini psicodiagnostiche, le spese per i farmaci, gli interventi di pronto soccorso ed i ricoveri ospedalieri.
E per finire, anche gli Enti previdenziali e lo Stato sono coinvolti, attraverso la compartecipazione alle spese per assenza dovute a malattie, comparse in concomitanza e/o in conseguenza della situazione di mobbing, il pagamento di pensioni anticipate, le spese per la mobilità e i sussidi, l’invalidità professionale e gli ammortizzatori sociali.
In conclusione, appare evidente che le malattie psicosociali danneggiano la Persona, la Famiglia, l’Azienda e lo Stato.
Ma non tutto è mobbing!
TO BE CONTINUED…..

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