A…B…C… I dintorni aziendali del MOBBING: quando il lavoro fa ammalare.

A chi non è mai capitato, sul luogo di lavoro, di provare disagio, malessere fisico, tanto da ammalarsi, per aver subito comportamenti vessatori, discriminatori, violenti, ostili?
Spesso senza gli strumenti idonei per comprendere la propria storia di disagio ed affrontarla.
Spesso il termine MOBBING è abusato, sia fuori che dentro le aziende, proprio perché manca un’alfabetizzazione sulle principali forme di disagio di cui possiamo soffrire nel nostro contesto lavorativo; quindi, non tutto è mobbing, per fortuna!
Diverse e molteplici sono le criticità in cui possiamo imbatterci; vediamo insieme quali sono le principali, gli aspetti comuni, il filo rosso che li collega, i campanelli di allarme e le modalità con cui si sviluppano.

STRAINING 
E’ una delle criticità maggiormente presenti nelle aziende, considerato il “cugino prossimo” del mobbing per alcune caratteristiche comuni.
E’ la presenza costante di una o più azioni stressanti con conseguenze negative nell’ambiente lavorativo e con enormi impatti emotivi e psicosomatici sulla Persona.
E’ caratterizzato da un eccessivo carico di lavoro che supera le capacità e le risorse dell’individuo.
Questa situazione può portare a distress, stanchezza cronica, ansia, burnout e altre conseguenze negative sulla salute mentale, emotiva e fisica dei lavoratori.

Le caratteristiche dello straining lavorativo:

1. Eccessivo carico di lavoro: i dipendenti sono costantemente sovraccaricati di compiti e responsabilità che non sono gestibili nel tempo disponibile.
2. Pressione costante: i dipendenti sono spinti a produrre sempre di più nel minor tempo possibile, creando un clima di stress e ansia costante.
3. Mancanza di risorse: spesso i dipendenti non hanno le risorse necessarie per affrontare il carico di lavoro, come strumenti adeguati, formazione e supporto da parte dei superiori.
4. Scarso equilibrio tra vita lavorativa e privata: lo straining lavorativo porta spesso i dipendenti a dedicare troppo tempo al lavoro a discapito del tempo per sé stessi, la famiglia e il tempo libero.
5. Bassa qualità del lavoro: quando i dipendenti sono sovraccaricati e stressati, la qualità del lavoro può diminuire, portando a errori, incomprensioni e inefficienze, a volte mettendo anche a rischio la propria incolumità fisica.
6. Elevato rischio di burnout: l’eccessivo stress e la stanchezza cronica causati dallo straining lavorativo possono portare i dipendenti a sentirsi esausti, demotivati e disimpegnati dal lavoro.
7. Diversamente dal mobbing, dove il focus dell’accanimento è una vittima predestinata, nello straining, il malessere è generalizzato con una compresenza di vittime; è il segnale di una cattiva organizzazione aziendale che arreca enormi danni anche sulla produttività aziendale pertanto è fondamentale individuare ed affrontare questo problema per garantire un ambiente di lavoro sano e sostenibile.

DISTRESS
Prima di introdurre il concetto del di-stress, è fondamentale comprendere che lo stress, in generale, è una risposta sana e fisiologica dell’organismo, di fronte ad una sollecitazione, sia essa interna o esterna. Uno dei massimi esperti in materia, Hans Seyle, afferma: “senza stress, saremmo morti”. Lo stress, però, è una medaglia a due facce: lo stress cosiddetto sano (eu-stress) e quello cosiddetto in-sano (di-stress).
Il primo è uno stato positivo, benefico, che porta ad una sensazione di eccitazione, stimolazione e motivazione, mentre il secondo è uno stato negativo e dannoso che porta a sentimenti di ansia, preoccupazione, paura e frustrazione.
E’ uno stato spesso associato a situazioni che superano le capacità di coping dell’individuo con conseguenze negative sul piano comportamentale, emotivo e cognitivo.
Il di-stress da lavoro si manifesta quando un individuo si sente sopraffatto dalle richieste e dalle pressioni presenti sul posto di lavoro.

Le caratteristiche del di-stress:

1. Elevato livello di stress emotivo: una persona che sperimenta stress da lavoro può sentirsi ansiosa, irritabile, preoccupata o depressa a causa delle sfide e delle pressioni sul lavoro.
2. Sensazione di incapacità di far fronte alle richieste: il lavoratore può sentirsi inadeguato nel gestire il carico di lavoro, le scadenze o i compiti assegnati.
3. Aumento della tensione fisica: lo stress da lavoro può manifestarsi con sintomi fisici come mal di testa, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali o problemi di sonno.
4. Ridotta capacità di concentrazione e decisione: lo stress può compromettere la capacità di pensare chiaramente e prendere decisioni razionali, influenzando le prestazioni lavorative.
5. Isolamento sociale: il lavoratore stressato può sentirsi isolato o distante dai colleghi a causa della sua situazione emotiva o del suo carico di lavoro.
6. Bassa autostima e senso di fallimento: lo stress da lavoro può minare la fiducia in sé stessi e portare a sentimenti di inadeguatezza o fallimento.
7. Rischi per la salute mentale e fisica: lo stress cronico da lavoro può aumentare il rischio di malattie fisiche come l’ipertensione, le malattie cardiache o disturbi psicologici come l’ansia o la depressione.
8. Difficoltà della Persona a ritrovare il proprio equilibrio interno con conseguente sconvolgimento dell’omeostasi psicofisica.
In generale, lo stress da lavoro può avere un impatto significativo sulla salute mentale, emotiva e fisica di un individuo, compromettendo il benessere complessivo e le prestazioni sul lavoro.
È importante riconoscerlo e affrontarlo per prevenire problemi di salute a lungo termine, perché se si cronicizza può degenerare in malattia.

BURNOUT
Il burnout è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da un eccesso di stress prolungato. Fino a qualche anno fa, era considerato una sindrome tipica delle professioni di aiuto (medici, infermieri, psicologi, psichiatri), ma con l’aumentare delle professioni ad alto impatto relazionale, viene esteso il rischio a moltissime altre categorie; basti solo pensare agli operatori e alle operatrici dei call centre. E’ importante specificare che il burnout non è categorizzato come malattia professionale dal punto di vista della medicina e psicologia del lavoro, ma rientra nella categoria dei “disturbi lavoro-correlati».
Questi disturbi sono provocati da diversi fattori, anche legati alla sfera privata, e non sono quindi attribuibili, esclusivamente o in prevalenza, all’esercizio dell’attività professionale

Le caratteristiche del burnout:

1. Stanchezza cronica e affaticamento: le persone con sindrome da burnout spesso si sentono costantemente depauperate delle energie necessarie per affrontare le attività quotidiane.
2. Carenza di motivazione e interesse: chi soffre di questa sindrome può sentirsi disinteressato alle proprie responsabilità lavorative e personali, con un calo della motivazione e dell’entusiasmo.
3. Irritabilità e frustrazione: il burnout può portare ad un aumento della sensibilità emotiva, con frequenti sbalzi d’umore, irritabilità e frustrazione, fino ad arrivare ad un sentimento di odio verso il proprio lavoro.
4. Difficoltà di concentrazione: le persone affette da burnout possono avere difficoltà a concentrarsi, a prendere decisioni e a svolgere compiti che richiedono un’attenta riflessione ed attenzione che, nel caso delle professioni mediche ed infermieristiche, possono addirittura mettere in pericolo la salute dei propri assistiti/pazienti.
5. Senso di inefficacia e scarso rendimento: il burnout può portare a una percezione di scarso rendimento sul lavoro e nella vita di tutti i giorni, con una conseguente riduzione dell’autostima e della fiducia in sé stessi.
6. Problemi di salute fisica: questa sindrome può compromettere il sistema immunitario e aumentare il rischio di malattie fisiche, come mal di testa, mal di stomaco, problemi di sonno e altre condizioni patologiche.
È importante riconoscere i segnali di questa sindrome e cercare aiuto, se necessario, per prevenire il peggioramento della situazione e garantire il benessere mentale, emotivo, e fisico; il rischio, se non attenzionato, è la degenerazione in malattia.

STALKING OCCUPAZIONALE
Lo stalking occupazionale è un fenomeno molto complesso, che merita delle riflessioni ed informazioni molto dettagliate. Può derivare da una situazione conflittuale sul posto di lavoro che praticamente non si è manifestata, ma è rimasta a livello di intenzione. In altri casi, invece, vi è già una storia di mobbing, o altra tipologia di conflittualità lavorativa, e lo stalking occupazionale viene ad inserirsi come una sorta di completamento che si svolge, o in parallelo, o successivamente alla persecuzione già in atto:

  • nel primo caso viene attuato come una strategia aggiuntiva al mobbing, ad esempio per costringere con maggior forza la vittima alle dimissioni o a rinunciare ad un proprio diritto;
  • nel secondo caso, invece, è posto in essere dopo che una strategia di mobbing si è esaurita o si è rivelata inefficace, e ciò si verifica essenzialmente in quei casi in cui un mobber, non essendo riuscito per qualche ragione a raggiungere i risultati sperati ai danni della vittima, decide di continuare la sua azione al di fuori dell’ambiente lavorativo, invadendo la sfera privata della vittima; viene definita la “sindrome del molestatore assillante”.

In molti casi, e sono i più frequenti, lo stalking occupazionale si associa o segue a episodi di molestie sessuali, che nella stragrande maggioranza colpiscono le donne.
Sono le situazioni in cui l’atteggiamento persecutorio tenuto nei confronti della vittima da parte del datore di lavoro, di un collega o del superiore gerarchico ha trovato origine nel rifiuto opposto alle avances o agli atteggiamenti a connotazione sessuale: la mancata condiscendenza alle richieste di carattere sessuale del molestatore può essere ripagata con una pressione psicologica e, nei casi più gravi può proseguire anche nella vita privata della persona; la vittima comincia ad essere subissata di telefonate anche dopo l’orario di lavoro, pedinata nel tragitto casa lavoro o seguita in ogni spostamento, subendo un pregiudizio alle sue abitudini di vita associato a sofferenza psichica o paura per la propria incolumità.
Quindi, non sono tanto i singoli comportamenti ad essere considerati persecutori, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà della vittima.
Lo stalking, infatti, può presentare una durata variabile, da qualche settimana o mese, fino a ricoprire un periodo lungo anche anni.

Le caratteristiche dello stalking occupazionale:

1. Continuo monitoraggio e controllo delle attività della vittima da parte del datore di lavoro, anche al di fuori dell’orario lavorativo, invadendo la sfera privata della vittima.
2. Minacce verbali e/o fisiche, comportamenti intimidatori o coercitivi.
3. Utilizzo di meccanismi di controllo, come le telecamere di sorveglianza, per vigilare costantemente sul comportamento della vittima.
4. Comportamenti ossessivi o invadenti, come l’invio di messaggi, telefonate o email inappropriati, la visita a casa o in altri luoghi personali della vittima, senza autorizzazione.
5. Manipolazioni psicologiche, come la creazione di un clima di terrore psicologico o di instabilità emotiva nella vittima.
6. Rifiuto del datore di lavoro di prendere provvedimenti per porre fine allo stalking, spesso minimizzando i comportamenti dello stalker, creando un clima di impunità e repressione all’interno dell’ambiente lavorativo.

WHISTLEBLOWING
Il whistleblowing è un processo attraverso il quale un dipendente o un collaboratore definito “whistleblower“, segnala spontaneamente attività illegali, immorali o disetiche delle quali è stato testimone, che si verificano all’interno di un’organizzazione sia pubblica che privata.
È uno strumento legislativo che si configura come un efficace mezzo per combattere e prevenire l’illegalità, la corruzione e la cattiva amministrazione.
La segnalazione segue una procedura che ha lo scopo di proteggere le Persone che segnalano violazioni, così da difendere il diritto dei lavoratori di denunciare fatti non conformi alla legalità e alla trasparenza, tutelandoli contro eventuali atti discriminatori (demansionamento, mobbing, licenziamento, etc).
Questa pratica riveste un’importanza fondamentale nel prevenire e correggere comportamenti illeciti, contribuendo così a creare un ambiente di lavoro basato su valori etici e trasparenza.
Il whistleblowing, da alcuni anni, è diventato Legge, a tutela del whistleblower  (Legge n°179/2017)

Le caratteristiche del whistleblowing:

1. La scelta coraggiosa del whistleblower, che agisce in buona fede e per motivi etici, moralmente corretti e nell’interesse del bene pubblico.
2. L’accesso del whistleblower ad informazioni privilegiate, in virtù della sua posizione all’interno dell’Organizzazione, grazie alle quali può rivelare informazioni riservate o confidenziali.
3. La possibilità di denuncia formale alle autorità competenti, anche in forma anonima, come il governo o un’agenzia di regolamentazione.
4. Il rischio personale che si assume il whistleblower nel divulgare le informazioni, come mobbing, demansionamento, licenziamento, o minacce alla sua sicurezza.
5. La tutela legale in Italia, grazie alla Legge Legge n°179/2017 per prevenire ritorsioni e garantire che il whistleblower possa agire in modo sicuro.

DOPPIO MOBBING
Per concludere questa disamina, una breve riflessioni su quanto possa impattare il mobbing nella sfera privata di una Persona; il cosiddetto “doppio mobbing”.
Questa tipologia di disagio si verifica quando, a seguito delle vessazioni subite nel contesto professionale, la vittima sfoga la propria insoddisfazione e negatività all’interno del contesto familiare. Ciò provoca un conflitto e uno squilibrio nelle dinamiche familiari perché la famiglia, per “proteggersi” dalla “distruttività” determinata dai turbamenti del mobbizzato, non presta più il proprio sostegno alla vittima che viene isolata, anche nella sfera privata, con la conseguenza che gli effetti del mobbing lavorativo risultano raddoppiati.

Le caratteristiche del doppio mobbing:

1. Perdita dell’interesse e dell’impegno nei confronti della famiglia, perché non riesce a volgere lo sguardo verso altro che non sia il malessere che sta vivendo.
2. La diretta conseguenza di questo atteggiamento è il peggioramento delle prestazioni scolastiche dei figli che vivono in un clima familiare tossico, fatto di violenza, litigi e attacchi d’ira.
3. I problemi spesso possono sfociare in separazioni dolorose e a volte violente, perché la Famiglia stessa è un Sistema che si protegge perché perde la capacità di accoglienza e sostegno, isolando involontariamente il proprio familiare.

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